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Il Ponte delle Torri e il Giro dei Condotti

Dieci arcate ogivali sospese sul fossato del Tessino: l’immagine simbolo di Spoleto, a due passi da casa.

20 minuti a piedi da Antonia Home

È la costruzione che ha reso Spoleto riconoscibile in tutto il mondo, e che i viaggiatori del Grand Tour annotavano nei loro diari: Goethe vi passò nel 1786 e ne scrisse con ammirazione. Dalla terrazza di Antonia Home se ne intuisce la direzione; per vederlo davvero bastano venti minuti di cammino in salita.

Il ponte collega il colle Sant’Elia, su cui sorge la Rocca, alle pendici di Monteluco, superando la profonda incisione del fosso del Tessino. Le arcate ogivali sono dieci, e le due torri che gli danno il nome sono i corpi fortificati alle estremità.

La funzione originaria era idraulica: portare l’acqua delle sorgenti di Monteluco alla città e alla fortezza. La struttura visibile oggi è ricondotta al cantiere trecentesco legato a Matteo Gattapone, lo stesso architetto della Rocca, probabilmente impostato su tracce più antiche.

Consigli pratici

  • Dopo il sisma del 2016 il transito pedonale sul ponte ha subito limitazioni: verificate lo stato di accessibilità sui canali ufficiali del Comune prima di programmare la traversata. Il panorama, in ogni caso, si gode benissimo dagli affacci lungo la strada di circonvallazione.
  • Il Giro dei Condotti segue il tracciato dell’antico acquedotto attorno al colle: percorso quasi pianeggiante e ombreggiato, poco più di un’ora, con la vista migliore sulle arcate.
  • La luce migliore è nel tardo pomeriggio, quando arriva radente sul ponte.
  • Lungo il percorso non ci sono fontane: portate acqua e scarpe comode.
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